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Brandon Roy si ritira, l’NBA perde il suo fuoriclasse in bianco e nero.

Il nostro personalissimo saluto ad un giocatore che ci ha emozionato tanto nonostante la brevissima carriera.

Ieri la notizia del suo addio ha gelato tutti, il mondo del basket si e’ fermato e abbiamo pensato la stessa cosa “Che peccato era un talento purissimo, tra i migliori al mondo!”  e non lo pensavamo solo noi appassionati ma anche i suoi stessi colleghi: Lebron lo ha ricordato come una delle migliori due guardie della Lega, poi ancora messaggi di dispiacere da Carmelo Anthony e Kevin Durant.

Tutti ci aspettavamo che la carriera di Roy fosse appesa ad un filo ma non ci aspettavamo si arrivasse a questo punto così presto. La stagione scorsa è davvero un ritratto della carriera NBA di Brandon, un calvario di infortuni con le cartilagini alle ginocchia che non esistevano piu’ e delle infiammazioni che lo portavano al non poter mai avere continuità in campo, pero’ poi arrivano i Playoffs e per una sera si butta alle spalle il dolore e da solo spazza via i Mavs in gara 4  con un quarto quarto favoloso. Quando la sIrena suona a Portland si festeggia un impresa che assomiglia a quelle giordaniane degl’anni ’90.

Ecco cosa ci mancherà di Roy, ci mancherà la sua classe,  i suoi fondamentali purissimi, un giocatore degl’anni ’70 ai giorni nostri, di una bellezza assoluta per come trattasse la palla e come facesse tutto alla sua velocità senza che gl’altri non potessero in alcun modo opporsi. Avete presenti le superstar che tutti vorrebbero con la palla in mano all’ultimo punto della gara piu’ importante della stagione, ecco Roy era uno di quelli, di quelli che anche in una lega di fenomeni come l’NBA non ce ne sono molti, era perfetto gestiva la pressione come pochi e tutti i compagni sapevano che in un modo o nell’altro l’avrebbe vinta lui.

Poi ci sono le ginocchia, molti grandissimi dello sport alla domanda “come si fa a restare ad altissimi livelli cosi’ a lungo?”  rispondono  che senza un integrità fisica non sarebbero mai arrivati a quel punto e per cosi’ tanto tempo,  ad esempio il re del tennis R.Federer dopo l’ennesima vittoria al Master qualche settimana fa. Ecco tutto questo e’ mancato a Brandon, la lega dopo l’anno da Rookie e la sua ovvia vittoria come “Rookie of the year 2007” era ai suoi piedi e Portland che pescava la uno al successivo Draft era per tutti la nuova grande del basket NBA, la coppia Roy-Oden sembrava poter conquistare il mondo, poi i Dei del basket, che spesso nominiamo, hanno deciso diversamente ed e’ cominciato  il calvario che tutti conosciamo e che ci ha portato qui oggi a parlare del suo addio al basket professionistico.

Ho sempre pensato ad un parallelismo, chi di voi e’ stato bambino negl’anni ’90 certo sapra’ chi e’ Julian Ross, per chi non lo sa e’ semplicemente il piu’ forte giocatore del cartone animato giapponese Holly e Benji ha solo un problema soffre di cuore e nel corso della serie sara’ costretto a ritirarsi per questo problema di salute,  non vi sembra  che sia quello che e’ successo a Roy??? Da piccolo mi chiedevo “Ma se J.Ross non soffriva di cuore il cartone si sarebbe chiamato Julian e Benji??” e allo stesso oggi mi chiedo “Se Roy non avesse avuto le ginocchia di cristallo staremo qui a parlare della stessa NBA e sicuri che qualche anello non sarebbe finito a Portland negl’ultimi anni???”

Vi lascio con un paio di video, l’incredibile buzzer beater nella gara con i Rockets e il clamoroso , sopracitato, quarto quarto nella gara 4 nei Playoffs 2011, perche’ le immagini a volte valgono piu’ di mille parole per dare il giusto riconoscimento ad un grande campione.

Salvatore Varriale

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INSIDE THE STORY: CHRIS PAUL

Tutti ne parlano, tutti lo vogliono, noi vi diciamo chi è !

Charles Edward Paul e Robin Jones erano amici di infanzia e crebbero insieme nella comunità di Winston-Salem, in North Carolina. Nel 1982 i due si sposarono, un anno più tardi ebbero il primo figlio Charles Paul per gli amici “C.J.”. Nel 1985 la coppia ebbe un altro figlio che battezzarono Chris. Charles senior ha da sempre amato lo sport ed ha trasmesso la sua passione ai due figli insegnando loro a giocare a football e a basket; Chris, il figlio più piccolo, dimostra fin dalla tenera età un talento naturale per l’attività sportiva. Nonostante fosse di bassa statura si afferma come quaterback nella selezione locale di football inoltre è un giocatore di basket formidabile e vince numerosi tornei AAU contro i migliori giovani dello stato. I due fratelli passano le estati della loro infanzia presso la stazione di servizio del nonno materno, Nathanial Jones affettuosamente soprannominato “Papa Chili” che in gioventù ha lottato per il riconoscimento dei diritti civili agli afro-americani in Carolina del Nord. Chris e C.J. instaurano un rapporto profondo con il nonno che diventa per loro un secondo padre e una sorta di modello da imitare.

Chris nel 1999 inizia la West Forsyth High School, nonostante fosse un ottimo atleta a 14 anni misurava soltanto un metro e cinquanta di altezza, troppo piccolo e mingherlino per il football decide quindi di giocare a basket nel varsity team, la squadra composta da giocatori del primo e del secondo anno di high school. C.J. invece giocava nel senior team, anche lui era un ottimo atleta tanto che al suo ultimo anno ricevette numerose borse di studio. Il destino ha voluto che i due fratelli Paul al liceo abbiano giocato insieme nel senior team solo per 15 secondi, poiché C.J. di due anni più grande si è diplomato quando Chris aveva terminato il suo secondo anno. Il giovane Chris aumenta di statura arrivando al metro e settanta e nonostante fosse nel varsity team cattura l’attenzione di numerose università e a soli 16 anni annuncia di aver raggiunto un accordo con la Wake Forest University, una delle università con i migliori programmi cestistici dello stato. Esattamente un giorno dopo aver annunciato che giocherà per la Wake Forest, Chris riceve una notizia scioccante: il tanto amato nonno materno era stato vittima di una rapina nel vialetto di casa mentre scaricava la macchina dopo aver fatto la spesa. Una babygang aveva legato Nathanial Jones ai sedili dell’auto tappandogli la bocca e picchiandolo violentemente, l’uomo che soffriva di problemi cardiaci è morto a causa di un’aritmia. Ai funerali dell’uomo parteciparono oltre 2000 persone a testimonianza di come fosse un punto di riferimento per tutta la comunità afro-americana.

Chris è sconvolto, il giorno successivo dovrebbe giocare ma non ne vuole sapere di entrare in palestra, ma poco prima del match la zia materna lo convince a scendere in campo per onorare la memoria di suo nonno. Chris quindi gioca la partita, il suo dolore si trasforma in rabbia, il risultato è una prestazione leggendaria: a pochi secondi dalla fine Chris aveva realizzato 60 punti quando subisce fallo… và in lunetta, mette il primo punto andando a 61 e sbaglia volontariamente il secondo tiro libero. Alla fine della gara realizzerà 61 punti, 61 come gli anni a cui si è spento suo nonno. Chris Paul concluderà la sua carriera liceale con una media di 31 punti, 10 assist e 6 rimbalzi. Nel 2003 approda al college dove si conferma il grande leader della squadra mantenendo ottime medie e portando i Demon Deacons alle Sweet 16 inoltre si dimostra un ottimo studente raggiungendo buoni risultati accademici. Chris ormai ha superato il metro e ottanta e ha aumentato la sua massa muscolare; al college inoltre giocherà un match contro il fratello C.J. point guard dell’Università della Carolina del Sud. Nonostante rimanga solo per due anni all’università Chris rimarrà negli annali della Wake Forest come uno dei migliori realizzatori di sempre; forte di due grandi stagioni a livello NCAA decide di rendersi eleggile per il draft nba del 2005. La conquista universitaria più importante però risponde al nome di Jada Crawley, una studentessa di cui Chris si innamora e con cui decide di fidanzarsi. Al draft del 2005 viene chiamato con la quarta scelta assoluta dai New Horleans Hornets dietro a Bogut, Marvin Williams e Deron Williams. Paul giocherà le prime due stagioni a Oklahoma City poiché l’arena di N.O. era inagibile a causa dei danni riportati dall’Uragano Katrina. L’impatto di Chris sull’NBA è devastante e verrà ricordato come uno dei migliori rookie di sempre, chiudendo la stagione con 16 punti, 8 assist e 5 rimbalzi di media si aggiudica il premio di matricola dell’anno. L’anno successivo incrementa la sua media portandola a 17 punti e 10 assist e aggiudicandosi un posto all’All Star game. Il 2008 è il suo anno d’oro: porta gli Hornets ai playoff, firma un contratto triennale da 70 milioni di dollari e vince la medagli d’oro alle Olimpiadi di Pechino.

Ama farsi chiamare CP3, tutti pensano che il soprannome combini le sue iniziali al suo numero di maglia ma non è così; infatti suo padre (Charles Paul) e il fratello maggiore (CJ Paul) sono soprannominati CP1 e CP2 di conseguenza il secondo genito non poteva che essere CP3. Chris non si è mai dimenticato da dove viene e la famiglia per lui è tutto, suo fratello C.J. è diventato il suo agente inoltre durante l’inno nazionale che precede ogni match è solito recitare una preghiera in onore del nonno defunto. Nella stagione 2008-2009 non si qualifica per i playoff ma ottiene una soddisfazione ben più grande dell’anello: infatti diventa per la prima volta padre del piccolo Christopher Emmanuel Paul (CP4). Nel 2011 esce nuovamente ai playoff ma si consola sposando Jada Crawley, la ragazza che conobbe al college quando era solo un’ adolescente. Chris ha una vera passione per il bowling ed è inoltre un ottimo giocatore, è impegnato in svariate attività di benifecenza non solo dal punto di vista economico ma anche in prima persona. Chris Paul a 26 anni è senza dubbio il miglior playmaker al mondo, uno dei migliori di tutti i tempi… nonostante questo non si è mai montato la testa, non fa la superstar… in fondo in fondo è rimasto il ragazzino umile di sempre che sa riconoscere le cose veramente importanti della vita.

Andrea Conti

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Mercato frenetico e Stern cambia le regole del gioco!

Si alza una polveriera sull’NBA, il mercato parte subito forte e sembra privilegiare le mete piu’ blasonate, l’NBA non riesce piu’ a garantire un equilibrio tecnico??


Da anni una sessione di mercato non era così accesa e confusionaria. Andiamo per ordine e trattiamo quella che è la notizia del giorno e della presunta trade di Chris Paul. Poche ore prima che il nuovo CBA venga firmato i Lakers lavorano ad un trade per portare Paul a Los Angeles, e di fatto ci riescono. Imbastiscono una trade a tre squadre con i Rockets. A lasciare la California Odom e Gasol che veniva scaricato a Houston per il trio Dragic-Scola-Martin. Mancava solo la firma quando David Stern in veste di proprietario della franchigia della Louisiana ha bloccato la trade, perché a suo dire non vantaggiosa economicamente per gli Hornets. Al di là della bufera scatenata soprattutto oltreoceano, cerchiamo di analizzare il perché di questa scelta e i possibili scenari. Ufficialmente David Stern ha motivato la scelta con motivi cestistici. Infatti L’NBA proprietaria degli Hornets da circa un anno, non riesce a trovare un acquirente per la franchigia. L’unico modo è quello di abbassare più possibile il monte salari della squadra. In questa trade il monte salari non solo aumentava, ma portava a roster dei giocatori non molto futuribili. Ma la bufera nasce da un doppio misfatto. Non solo la situazione in cui la lega è direttamente proprietaria di una franchigia è unica nello sport americano (e meriterebbe un esaustivo discorso a parte), ma porta con sé un inevitabile conflitto di interessi. Infatti di fatto ogni franchigia possiede 1/29 degli Hornets e può dire la sua su qualunque movimento della squadra. E a testimoniare ciò Dan Gilbert (proprietario dei Cleveland Cavaliers) ha lasciato in pasto ai media una lettera spedita al commissioner David Stern in cui lo esortava a bloccare prematuramente la trade per evitare che i mercati piccoli (come Cleveland) ancora una volta ne risentissero. Infatti è chiaro che David Stern dopo i recenti casi di Anthony e LeBron James/Chris Bosh voglia, in primis mettere un freno al potere decisionale dei giocatori di scegliere la propria meta, e allo stesso tempo rendere la Lega più competitiva e non sempre in balia dei pochi mercati che contano.

Una decisione che però andrebbe contro l’etica del mercato libero NBA. Nonostante la lettera sembra sia arrivata a decisione già avvenuta, ha messo il tarlo del dubbio a tutta l’opinione cestistica americana (e non solo) che Stern abbia ceduto al volere dei proprietari contrari alla trade. Infatti se il piano di Stern era così chiaro e delineato da tempo perché ha permesso al “proprio” GM di intavolare questo tipo di trattativa e renderla quanto meno ufficiosa al grande pubblico? La situazione che si è delineata è frutto del declino professionale di un uomo che ha tanto reso così grande questa lega, ma che al contempo da anni è in balia delle pressioni della nuova generazione di owners, ben lontani dai proprietari con cui ha iniziato il suo percorso. È notizia dell’ultima ora che i Lakers e gli Hornets sarebbero tornati a trattare per intavolare una trade a tre squadre per provare a scaricare i contratti pesanti di Gasol e Odom ad una terza parte in cambio di scelte e giovani rookie che andrebbero a costituire l’ossatura dei New Orleans di domani, magari nelle mani di un proprietario senza conflitti di interesse in essere. Ma c’è molto molto altro in questa giornata infernale. Infatti Howard, l’altra grande star in procinto di cambiare aria, dopo il blocco della trade di Paul ha spostato le sue attenzioni da Los Angeles al New Jersey. Trattativa sembrava ad un passo da concludersi quando è trapelato che Howard, il proprietario dei Nets e il suo GM si sarebbero incontrati a Miami giovedì sera per parlare, ma tutto questo senza avvisare lo staff dei Magic violando una norma della Lega. Nonostante la voce è stata prontamente smentita dai Magic stessi, i Nets si sono lanciati su Nenè vicinissimo a firmare un contratto quadriennale da 60 milioni. Insieme ai primi scambi anche i primi tagli importanti, qui riassunti:

 

Atlanta Hawks: Firmano Tracy McGrady per un anno al minimo salariale, e Jason Collins.

Boston Celtics: Glen Davis scambiato per Brandon Bass dagli Orlando Magic. Rinnova Jeff Green per un altro anno.

Charlotte Bobcats: Derrick Brown firmato un anno al minimo salariale.

Chicago Bulls: Ci provano per Hamilton appena scaricato dai Pistons.

Dallas Mavericks: Vicini all’accordo con Vince Carter scaricato dai Suns. In uscita Butler e Chandler.

Detroit Pistons: Rinnovati sia Prince (27 milioni di $ in 4 anni) e Jerebko. Tagliato Rip Hamilton verso i Bulls.

Miami Heat: Shane Battier si accasa in Florida insieme al redivivo Eddy Curry. Rinnovati mario Chalmers e James Jones. Magloire in uscita verso i Raptors.

Milwaukee Bucks: Preso Mike Dunleavy che firma un biennale da 7.5 milioni di $.

New Jersey: Preso Shelden Williams al minimo. Vicini a Nenè a cui hanno offerto un quadriennale  da 60 milioni di $.

New York: Preso Tyson Chandler per 58 milioni di $ in 4 anni. Vicini ad un accordo con Mike Bibby. Tagliato Billups che pensa al ritiro o agli Heat.

Orlando Magic: Brandon Bass scambiato per Glen Davis dai Celtics.

Los Angeles Clippers: Trovato accordo con Caron Butler per un triennale da 24 milioni di $.

Los Angeles Lakers: Preso Jason Kapono al minimo.

Philadelphia 76ers: Rinnovati Tony Battie e Thaddeus Young. (42 milioni di $ in 5 anni)

Phoenix Suns: Preso Shannon Brown (3.5 milioni di $) , rinnovato Grant Hill e tagliato Vince Carter verso i Mavs.

Portland Trail Blazers: Doppia tegola. Ritiro professionale di Brandon Roy e ricaduta di Oden a cui avevano appena rinnovato esercitando la clausola sull’ultimo anno di contratto.

Sacramento Kings: Rinnovato Marcus Thornton a 33 milioni di $ in 4 anni, e preso Chuk Hayes a cui hanno offerto 21 milioni di $ in 4 anni.

San Antonio Spurs: Preso T.J. Ford al minimo salariale. Rilascio imminente per Jefferson.

Toronto Raptors: Preso Jamal Magloire, primo canadese a giocare per i Raptors. Preso anche il francese ex Suns Pietrus cedendo una prossima seconda scelta.

Utah Jazz: Firmano a sorpresa l’ex Pacers Jamal Tinsley (era stato prima scelta nel draft NBA D-League quest’anno).

Manuel Tracia

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Ultimi rumors prima dell’apertura ufficiale del mercato.

Dal 9 dicembre la lega riprende vita sotto forma d’un mercato che si preannuncia stellare.

A pochi giorni dall’inizio ufficiale del mercato facciamo un’ultima panoramica dei rumors aspettando i colpi di mercato, quelli veri. Faremo anche una panoramica sui possibili tagli che la clausola del Amnesty produrrà. Come una settimana fa al centro del fantamercato restano principalmente Chris Paul e Howard. Partiamo dall’ex Wake Forest. Nonostante il giocatore continui a sostenere di volere restare agli Hornets, gli stessi molto probabilmente lo cederanno addirittura prima dell’inizio della stagione. Su di lui ci sono Mavs, Celtics e Rockets, che nonostante non siano destinazioni gradite al giocatore, hanno dichiarato di essere pronti ad intavolare una trade con il rischio che il giocatore non rinnovi a fine anno. Ma nelle ultime or sono passati in vantaggio Clippers e Warriors, destinazioni molto gradite solo però nel caso riuscissero a portare a casa anche Tyson Chandler. Altra destinazione gradita sarebbe invece, oltre che NY, Los Angeles. I Lakers nell’ultime ore sono stati al centro di un rumors da fare girare la testa. I Lakers proveranno a prendere sia Paul che Howard. Scenario suggestivo per ogni Laker, ma previsione utopistica. Cerchiamo allora di capire quale scenario sia veramente possibile. I Lakers sono alla ricerca di una star per “allungare” la carriera di Kobe Bryant e per prenderne il posto come giocatore franchigia. Per arrivare ad esso sono tutti sacrificabili, Bryant escluso, il che vuol dire mettere sul piatto Gasol – Bynum ed eventualmente anche Odom. Ma su chi punteranno i Lakers? Per Howard abbiamo già sentito di una possibile trade a 3 con i Bucks sacrificando Bynum, che però piace molto anche agli Hornets. Se la chiave di scambio sarà Bynum i Lakers dovranno decidere su chi puntare, e a questo proposito i rumors della doppia trade per portare a Los Angeles entrambi i giocatori si può leggere come una decisione non ancora presa dalla dirigenza lacustre. A meno di riuscire a “piazzare” Gasol. Per Howard invece è circolato un rumors ancora più incredibile di un’offerta dei Bulls che avrebbero messo sul piatto Noah, Boozer e Deng (sembra più gossip che realtà concreta). Un altro giocatore in scadenza nel 2012 risponde al nome di Deron Williams. Il giocatore ha dichiarato che al 90% rinnoverà con i Nets ma su di lui ci sono già squadre pronte a prenderlo. Su tutte i Mavs sono convinti di poter offrire un contratto e un progetto alettante per strappare il giocatore dalla corte del NJ a fine anno. Oltre alle parole di Deron c’è la speranza che rinnovi il contratto anche solamente per una convenienza in termini di denaro, infatti uscendo dal precedente contratto ai Nets potrebbe ricevere un contratto da più di 100 milioni di $. Ecco un piccolo recap team by team tra rumors e previsioni di tagli tramite Amnesty.

Atlanta Hawks: Quasi sicuro che Crawford non rinnoverà. Si parlava della partenza di Josh Smith verso Minnesota ma i rumors si sono spenti.

Boston Celtics: Si cerca un lungo visto anche la probabile partenza di Glen Davis. Kwame Brown e Reggie Evans su tutti, ma anche Carl Landry. Si proverà ad arrivare a Paul mettendo sul piatto Rondo. Intanto è giunta voce che hanno invitato il rookie non drafato da Pittsburgh Gilbert Brown al camp.

Chicago Bulls: Alla ricerca di un esterno di qualità. Nel mirino Nick Young, Josh Howard, Belinelli, Afflalo ma soprattutto Caron Butler.

Cleveland Cavaliers: Pronti a scaricare Baron Davis e lasciare ampio minutaggio a Irving, anche se verrà a mancare una preziosa guida per la chiamata n°1 allo scorso draft. Pronti al rinnovo con Atnhony Parker.

Dallas Mavericks: I Campioni in carica perderanno probabilmente Chandler, Butler e Barea. Stanno però cercando di accumulare spazio nel salary cap per arrivare a Deron Williams (Dallas meta ambita in passato dal giocatore) a giugno.

Detroit Pistons: Pronti ad utilizzare l’intera MLE per firmare Glen Davis. Pronta anche un’offerta per Kaman dei Clippers. Per l’eventuale partenza di Prince c’è pronto Mike Dunleavy, mentre Rip Hamilton candidato al taglio.

Denver Nuggets: Offerto un rinnovo a Nenè da 50 milioni di $ per 4 anni. Il brasiliano si sta guardando intorno perché vorrebbe una base di partenza annuale di 13 milioni di $. J.R. Smith e Wilson Chandler stanno cercando di liberarsi del contratto Cinese ma vanno comunque rifirmati in quanto free agent. Perso quasi per certo Kenyon Martin che resterà in Cina fino a fine contratto. Altro free agent è Afflalo che trova l’interesse di molte franchigie, ma è uno dei pochi incedibili per George Karl, si proverà a rifirmarlo. Si prova per l’ala dei Philadelphia Sixers Thaddeus Young e per Landry dagli Hornets.

Golden State Warriors: Decisi ad arrivare a Tyson Chandler (alternativa Jordan) e a scaricare il contratto di Biedrins tramite Amnesty. Ellis dopo i rumors burrascosi di inizio estate sembra rimanere per il volere del neo coach Mark Jackson.

Houston Rockets: Perso Yao Ming e forse Hayes cercano un centro. Pronti per Tyson Chandler, Nenè o DeAndre Jordan.

Indiana Pacers: Pronti colloqui con Carl Landry e Nenè. Sempre da NO puntano su David West con una sign & trade che manderebbe in Lousiana McRoberts e Rush. Pronti a inserirsi nella trade di Paul per arrivare a Rondo, e ad un’ottima offerta per Marc Gasol.

Los Angeles Clippers: Donald Sterling attivo come non mai. Obbiettivi dichiarati Howard e Paul. Senza sognare troppo si cercherà di rinnovare DeAndre Jordan (offerto un quinquennale da 40 milioni di $) e arrivare ad uno tra Caron Butler e Prince.

Los Angeles Lakers: Pronti a liberare Walton tramite Amnesty, hanno messo gli occhi su Battier, Prince, Afflalo ,Kirilenko, Delonte West e Baron Davis. Vicini ad un accordo biennale con Jason Kapono.

Memphis Grizzlies: Obbiettivo primario rinnovare Marc Gasol. Per cambio lunghi si pensava a McRoberts.

Miami Heat: Sfumato forse l’obbiettivo Grant Hill sono in pole su Battier e Shane Williams. Mezza idea per Oden che dovrebbe rimanere in Oregon, e Dalembert.

Minnesota Timberwolves: Kevin Love pronto per firmare il prolungamento. Contatto con DeAndre Jordan.

New Orleans Hornets: Pronti ad accogliere McRoberts e Rush nella sign & trade per West, puntano su Jamal Crawford e a trattenere Carl Landry.

New Jersey Nets: Obbiettivo lungo: Howard su tutti in alternativa Chandler o Nenè. Se non arrivasse il rinnovo con Humpries si proverà a prendere Glen Davis. Ormai certo il taglio di Outlaw al suo posto pronto il colloquio per Caron Butler e Carl Landry.

New York Knicks: Tanti obbiettivi ma poco spazio salariale di manovra. Con Jamal Crawford sembrava fatta ma c’è stato un sorpasso Hornets dell’ultimo minuto che offrirebbero un contratto più sostanzioso. Cercando un backup per Billups hanno messo gli occhi su JJ Barea o in alternativa Ramon Sessions. Idea Jeff Foster. Vicino al rinnovo Jared Jeffries.

Oklahoma City Thunder: Settimana scorsa si era parlato di un baratto 1on1 tra Westbrook e Paul, ma Presti ha confermato un interesse nel prolungamento del contratto con il 22enne all star. Battier era un obbiettivo, ma sembrano essere stati scavalcati da Lakers e soprattutto Miami.

Phoenix Suns: Taglieranno sicuramente Vince Carter. Per il resto l’obbiettivo primario e far rinnovare Grant Hill.

Portland Trail Blazers: Quella che sembrava già un’asta bollente per Brandon Roy si spegne anzi tempo. I Blazers hanno deciso di non usare l’Amnesty, e che quindi sia Roy che Oden restano in Oregon. Si dicono interessati a Joel Przybilla,  Carl Landry e Chuck Hayes.

Sacramento Kings: Proveranno a trattenere Dalembert, alternativa sarebbe Hayes dei Rockets.

San Antonio Spurs: Pronti a scaricare Jefferson, puntano a sostituirlo con Caron Butler. Interesse anche per il centro naturalizzato tedesco dei Clippers Chris Kaman.

Toronto Raptors: Idea DeAndre Jordan di difficile realizzazione.

Utah Jazz: Pronti a scaricare Mislap e a scambiare Al Jefferson per puntare tutto sulla giovane coppia Kanter – Favors.

Washington Wizard: Nonostante le voci non taglieranno Rashard Lewis, che farà da “chioccia” dei giovani Wizard. Probabile in uscita di Nick Young.

Manuel Tracia

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Lock out 2011: Milionari contro miliardari.

Si riparte dopo la piu’ lunga serrata nella storia dello sport professionistico statunitense.


Per ogni appassionato di NBA  il lock out e’ il piu’ grande dramma sportivo che si possa vivere, la serrata della lega è sempre un momento di svolta per la pallacanestro a stelle e strisce e l’accordo che di seguito si raggiunge farà da arbitro sulle vicende sportive ed economiche dei successivi  dieci anni di NBA.

Quello che si e’ appena vissuto è stato, certamente, il piu’ lungo ed estenuante nella storia della lega. Il primo luglio 2011 la serrata sembrava inevitabile, le parti erano molto distanti e la divisione dei proventi tra i giocatori e proprietari non accontentava nessuno.  Si, tutto giustissimo, ma dopo mesi di chiacchiere e discussioni vediamo qual’era in sostanza il nocciolo della questione e in che modo alla fine le due parti si sono messe d’accordo.

Piccola premessa storica, nella famosa stagione del 1999 quella in cui si giocarono appena 50 partite di regular season, si raggiunse il primo ed importante compromesso per un accordo collettivo tra giocatori e team, il cosiddetto CBA (Collective Bargaining Agreement), che entrava in vigore fino al 1 luglio 2005 e in qeust’ultima data fu prorogato con variazioni minime fino al piu’ recente 1 luglio 2011.

La domanda nasce spontanea a questo punto: se e’ andato bene a tutti per un decennio perche’ questa distanza abissale nel 2011 tra le due parti? La risposta e’ nella crisi economica, 22 delle 30 squadre della Lega hanno dichiarato grandissime perdite, (gl’Hornets sono addirittura stati acquisiti dalla NBA stessa per non farla svalutare troppo, i King sono ad un passa da lasciare Sacramento) per un deficit globale di circa 300 milioni di dollari. Ciò ha portato i proprietari a chiedere l’introduzione del Hard Salary Cap (45 milioni di tetto) portando cosi’ ad un taglio sugli stipendi dei giocatori di circa 800 milioni di dollari.

Poi c’e’ la tegola dei BRI  ovvero la divisione vera e propria proventi NBA. I proprietari puntavano proprio sulla piu’ equa redistribuzione di tali introiti per riportare i conti delle squadre in attivo, si partiva da una base percentuale di 55% player 45% owners, che si voleva portare ad un piu’ salomonico 50/50.

Il primo di luglio quindi erano tutti pronti, serrata e sono cominciate le contrattazioni vere e proprie. Inizialmente si e’ avuta una lunga fase di stallo in cui nessuno cedeva dalle proprie posizioni, gl’incontri che si avevano portavano solo all’inasprimento delle posizioni delle due parti. Poi le ovvie cancellazioni delle prima gare, poi la stessa lega dei giocatori che comincia ad avere problemi con i propri rappresentanti Hunter e Fisher, un agonia.  Potrei parlarvi delle tutte le riunioni andate male e delle polemiche tutte le parti in gioco, ma in fondo ad un appassionato di basket tutto questo non interessa.

Poi la svolta, avrete letto ovunque che sono stati i giocatori e i proprietari ad aver salvato la stagione per non privarci dello spettacolo NBA e che ognuno ha fatto un passo incontro all’altra parte rinunciando a parte delle proprie pretese, balle! La verità e’ che con il mondo NBA che si fermavano andava a picco tutto il mondo lavorativo che gli girava intorno, migliaia di operai e addetti ai lavori senza lavoro  un’industria da 4,5 miliardi di dollari a stagione che si sgretolava come un castello di carte, e allora le telefonate dai piani alti (Washington Casa Bianca), e allora i giocatori cedono sul BRI portandolo ad un 50/50, per i proprietari invece niente Hard Cap ma “Soft Cap” da 58 milioni e 70 some soglia della Luxary tax, tutto sistemato.

http://www.playitusa.com/nba/2011/11/15134/nba-lockout-i-dettagli-dellaccordo-prima-parte/ Vi indirizziamo a questo link se vi va di leggere nello specifico in cosa consiste tecnicamente l’accordo raggiunto.

E cosi’ eccoci qui, dal 26 novembre la fine del Lock out, si riparte a Natale con una stagione regolare da 66 partite, quindi ci aspettano tantissime partite tutti i giorni ed un livello medio che francamente calerà vistosamente per i troppi impegni ravvicinati.

La guerra tra “milionari e miliardari” e’ finita e ora non ci aspetta altro che attendere la prima palla a due per dare il via ad una nuova e bellissima stagione NBA.

Salvatore Varriale

 

 

 

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Si ricomincia e il mercato NBA decolla subito!

Rumors impazziti dopo la fine del lockout. Alla porta Paul, Howard e Rondo!

A meno di dieci giorni dall’apertura del training camp impazzano i rumors nel mondo NBA, alcuni addirittura clamorosi. Faremo per voi periodicamente il punto della situazione, per non farvi perdere nessun movimento di mercato della vostra franchigia del cuore (Per le news bollenti minuto per minuto ci atteniamo alla community di SPAZIO NBA su Facebook). È bene precisare che per ogni trade che va in porto ci sono decine su decine di rumors più o meno realistici, e quindi di non prendere tutto quello che viene detto come verità assoluta (il gossip impazza anche in NBA). Nonostante il brutto infortunio della passata stagione David West, neo free agent, ha ricevuto offerte da Sacramento Kings, New Jersey Nets, Indiana Pacers e i Washington Wizard. Si potrebbe inserire anche Denver se perde Nenè, che ha dichiarato di volere un contratto con base di partenza di 13 milioni di $ (Denver gli ha offerto un rinnovo da 50 milioni di $ per 4 anni). Sul brasiliano si sono fatti avanti Nets, Warriors, Rockets, Clippers, Trail Blazers e Pacers.

Dalembert ha di nuovo espresso la sua volontà di giocare nei Miami Heat, mentre sembra chiusa invece la pista NY che probabilmente proverà a prendere Jamal Crawford (se si accontenta di un contratto da 5 Milioni di $ per 4 anni) e che sta sondando il terreno per Caron Butler (seguito anche da Nets, Clippers, Bulls, Heat e Spurs), Shwane Williams (si di lui anche Miami, Chicago e New Jersey), Grant Hill e Raimond Session. Knicks che in ogni caso proveranno a prendere sul mercato qualcuno sotto i tabelloni (Kwame Brown il primo sulla lista, ma ha gli occhi puntati anche dai Celtics) per allungare la rotazione.

I Lakers proveranno a puntare su Baron Davis e Rashard Lewis qualora le relative squadre li dovessero tagliare, anche se l’agente di Lewis ha vociferato che non verrà tagliato. Lakers che da qui a fine 2012 proveranno a prendere un prossimo giocatore franchigia. I nomi sono i soliti noti. Dwight Howard, Chris Paul o entrambi (sul piatto Odom, Gasol e Bynum in una trade che potrebbe essere a tre squadre). Giocatori negli ultimi giorni alle prese con un tornado di rumors. Entrambi in scadenza a fine anno, stanno attraendo molti GM del NBA che vogliono seguire la scia del recente caso di Denver e del Melo-drama. Howard ha attirato l’attenzione di Clippers, (interesse non ricambiato dal giocatore) e New Jersey Nets che, trattando con il GM dei Magic da Febbraio scorso, avrebbero messo sul piatto Broke Lopez e due future prime scelte, accollandosi anche il contratto ingombrante di Turkoglu. I Nets, già pronti a scaricare Outlaw, hanno messo gli occhi su Glen Davis se Humpries non rinnovasse e su Chandler (si è detto interessato alla cosa) o Nenè se non arrivasse Howard.

I Celtics e Dannie Ainge hanno un sogno segreto e si chiama Chris Paul. Per arrivare al’ex Wake Forest hanno messo all’asta addirittura Rajon Rondo. E chi se non Larry Bird, che si è sempre rimpianto di esserselo fatto scappare al draft, si è messo in pole postion per portare il n°9 in Indiana? Rifiutato lo scambio 1on1 con Rondo, Boston sta pensando di intavolare una trade a tre con appunto i Pacers. In Indiana volerebbe Rondo, Paul finirebbe in Massachusetts e ben quattro contropartite tecniche delle due squadre finirebbero in Lousiana. Ma è notizia dell’ultimo minuto che lo stesso giocatore ha fatto sapere che se dovesse sbarcare a Boston non rinnoverebbe il contratto a fine stagione. L’alternativa già rifiutata era uno scambio Rondo-Green per Perkins-Westbrook da Oklahoma City. Thunder che vorrebbero introdursi invece nella corsa a Paul mettendo sul piatto Russel Westbrook, che però puntano nell’immediato su un veterano di esperienza come Shane Battier. Nonostante tutto Chris Paul ha dichiarato che la sua prima scelta, se sarà possibile, saranno i Knicks per formare un trio Paul-Melo-Stoud con cui fronteggiare i 3 di South Beach. Brandon Roy vicino ad essere tagliato dai Blazers ha trovato il forte interesse di Rick Adelman e i suoi T’Wolves. In corsa ci sono però anche i Golden State Warriors e i Chicago Bulls alla disperata ricerca di un esterno di qualità da affiancare a Deng. Le alternative si chiamano Josh Howard e Nick Young. Situazione Fernandez : Dallas ha dichiarato che il giocatore è nei piani della franchigia ma Rudy volerà in Texas in settimana per convincere i Mavs a rilasciarlo. Il Real già pronto per il buy-out.

I Jazz avrebbero l’intenzione di liberarsi in un colpo solo di Al Jefferson e Paul Mislap per liberare spazio salariale, puntando interamente su un nucleo giovane con Favors e Kanter come lunghi con l’aiuto di Okur e del possibile ritorno di Kirilenko (alternativa Lakers) in quel di Salt Lake City. Conferme sul roster dei Denver Nuggets. Ufficialmente J.R. Smith, Wilson Chandler e Kenyon Martin non faranno parte della squadra almeno fino a Marzo, in quanto la lega cinese non ha autorizzato clausole NBA Escape sui contratti e le relative società non hanno intenzione di recidere i contratti con i suddetti giocatori. Da ricordare come i 3 fossero comunque free agent.

Entrambe le squadre di Los Angeles hanno messo un occhio su Prince e il suo sostituto ai Pistons dovrebbe essere Mike Dunleavy, mentre i Blazers si dicono interessati a Joel Przybilla,  Carl Landry e Chuck Hayes, volendo comunque riconfermare Greg Oden.

Possibile scambio tra T’Wolves e Hawks che potrebbe coinvolgere Josh Smith. Tra i prossimi giocatori tagliati che entrano nella free agency vi è quasi sicuramente Rip Hamilton.

Manuel Tracia

 

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Landry Fields.

Nel 1975 Steve Fields, alla chiamata 114 del Draft NBA, sente pronunciare il suo nome dai Portland Trail Blazers, Steve come da pronostico non riesce a sfondare in NBA e dopo una carriera cestistica mediocre, che gli permette di condurre una vita agiata, si stabilisce a Long Beach in California.
Qui si sposa e ha tre figli, tutti alti e fisicamente dotati, la carnagione è bianca ma l’atletismo è quello tipico degli afro-americani, vista la differenza razziale dei genitori.
In particolare tra i tre, Landry è il più dotato con un talento naturale per il basket, in più papà Steve gli insegna i fondamentali facendo di lui un campioncino e facendolo diventare il trascinatore della Ellwood P. Cubberley elementary school. Con il passare degli anni Landry cresce in statura, a tredici anni si iscrive alla Los Alamitos High School, dove fa parte della squadra di basket, Fields junior è molto bravo a rimbalzo e prorpio per questo ricoprirà anche il ruolo di ala-grande, anche se le sue abilità nel portare palla fanno di lui una buona ala-piccola con spiccate doti difensive. Landry non ha talento da vendere ma quando scende sul parquet dà anima e corpo, dopo ogni match esce dal campo esausto e le sue lacune tecniche o atletiche sono colmate dalla sua grinta e dalla sua stazza.
Molti giocatori di basket a livello di high school non hanno voti altissimi, ma non Landry; infatti anche in campo accademico è uno degli studenti migliori. Il sogno di Landry però è giocare a basket e arrivare, un giorno, in NBA.
Gli scout iniziano a mettere gli occhi su di lui: Fields piace molto alle università infatti gli atenei vedono in lui un potenziale futuro veterano. Infatti i giocatori di college basketball vanno divisi in due categorie: la prima categoria è quella di Rose, Wall, Irving, Love, Williams ossia tutti quei giocatori che vedono nel college un trampolino di lancio per l’NBA e che si rendono eleggibili dopo solo un anno di università perché attratti dai riflettori e dai guadagni dei professionisti; la seconda categoria è quella dei giocatori come Hansbrough, Granger, Scheyer, Singler ossia i giocatori che vedono nel college un’opportunità non solo a livello sportivo ma anche accademico, questi ultimi solitamente portano a compimento gli studi e quindi passano quattro anni al college diventando delle vere e proprie leggende per i loro atenei.
Fields è un potenziale veterano su cui costruire una buona squadra NCAA, gli scout vedono in lui una sorta di leader del futuro che faccia da chioccia ai nuovi arrivi, un possibile punto fermo in NCAA per gli anni a venire. Infatti tutti pensano che difficilmente uno come Fields possa arrivare in NBA, a tutti sembra il tipico giocatore che finito il college trasloca in Europa o che fà avanti-indietro dalla D-League. L’università che più di tutte lo vuole è Arizona, Lute Olson fa di tutto per averlo, inoltre Arizona è una delle squadre più forti a livello NCAA, ma Fields stupisce tutti scegliendo Stanford, non tanto per il programma cestistico ma bensì per poter studiare in una delle università migliori al mondo. Così Landry trasloca a Stanford dove si ritrova in squadra con i gemelli Robin e Brook Lopez due lunghi formidabili con un fututo in NBA assicurato. Al college ricopre il ruolo di guardia o ala-piccola e come sempre in campo dà tutto, si sacrifica in difesa e a rimbalzo nonostante abbia un buon tiro da fuori. I quattro anni passati a Stanford sono stati un crescendo: nei primi due anni il suo nome è eclissato da quello dei gemelli Lopez, quando però i due gemelli approdano in NBA, Landry diventa il vero leader della squadra in particolare negli ultimi due anni dimostra di poter fare tutto: in fase difensiva e offensiva e dopo esersi laureato in comunicazione si rende eleggibile per il draft NBA del 2010. Fields considera anche la possibilità di non essere chiamato ma, con una laurea a Stanford in tasca e con l’Europa che lo chiama, non teme questa possibilità. La notte del Draft sta seduto tutto il primo giro e solo a tardo secondo giro, 39esima scelta assoluta i Knicks si accorgono di lui. Fields è entusiasta di giocare nella città più bella al mondo ma sa anche che una seconda scelta rischia di essere tagliata.
Così in Summer League si dà da fare e con l’aiuto dei compagni, in particolare Douglas e Chandler, diventa la vera rivelazione dei Knicks versione estiva, dopo essersi guadagnato sul campo il posto in squadra, firma il suo primo contratto biennale a 500mila dollari annui, “pochi” per l’NBA. Fields ha realizzato il suo sogno: a 22 anni gioca per i Knicks e vive a New York, cosa può volere di più?
Molti giocatori sarebbero sazi ma non uno con il suo QI, infatti le seconde scelte solitamente siedono in fondo alla panchina ma non uno come lui: infatti si fa notare in allenamento e poco per volta D’Antoni vede in lui un potenziale titolare, complici anche gli infortuni ai compagni. Fields quando scende in campo è pronto e dà tutto sé stesso rivelandosi uno dei migliori rookie del 2010, in pochi mesi diventa la guardia titolare e parte in quintetto, il suo contributo è fondamentale in difesa, D’Antoni non può fare a meno di lui. Viene convocato per l’All star game e poi verrà inserito nel Rookie first team, viaggia a 10 punti e 7 rimbalzi di media, diventando la guardia più prolifica in NBA in quanto a rimbalzi. Inoltre il pubblico esigente del Garden ha in Fields il suo idolo, Landry è il giocatore più amato dei Knicks proprio per la grinta con cui gioca. Il suo primo tifoso è un certo Spike Lee, il regista indossa sempre la sua maglia, Spike ha dichiarato di amare Fields per il modo in cui gioca, perché anche se non è il migliore si impegna a tal punto da esserlo e quindi merita assoluto rispetto. Il numero 6, che i tifosi dei Knicks la scorsa estate avrebbero voluto vedere sulla schiena di LeBron, è andato a Fields, il talento di James è decisamente superiore ma il cuore e la grinta di Landry non hanno rivali. È passato un anno dalla notte del draft 2010 quando Fields fu snobbato per ben 38 volte, nessuno credeva che un “secchione” come lui potesse avere successo in NBA, un anno dopo eccolo lì Landry Fields: nonostante l’anno scorso ci fossero ben 38 rookie migliori di lui, quest’anno e senza dubbio tra i migliori 5. Fields non è nato con grandi doti atletiche, fisicamente e tecnicamente ci sono centinaia di giocatori migliori di lui, eppure la sua grinta lo rende unico. Fields non è nato per giocare in NBA, non è un fenomeno, ma con il duro lavoro e con la passione è arrivato tra i grandi, da uno come lui ci si possono aspettare grandi cose…

Andrea Conti

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Yao Ming, il centro che giocava 229 centimetri sopra il cielo.

Yao Ming la sua carriera l’ha vissuta sempre lassù, 229 centimetri sopra il cielo.

Il più grande giocatore cinese di tutti i tempi nasce Shangai il 12 settembre 1980 e la sua non poteva che essere una storia particolare sin dagli albori. Infatti il “piccolo” Yao nasce dalla lungimirante volontà delle autorità cinesi, e dalla (non) volontà dei pivot delle due squadre di pallacanestro cittadine di avere un figlio, facendolo diventare il primo centro su “commissione” della storia.

Con queste premesse Yao non poteva non essere un ragazzo eccezionale in tutte le accezioni. I suoi primi passi li muove sì con la palla in mano, ma immerso nell’acqua. Fu all’inizio un asso nella pallanuoto, ma dopo poco si comprese che quello non era un mondo a misura di Yao.

Il feeling con la palla a spicchi fu da subito qualcosa di simbiotico e ciò che lo rendeva speciale in campo non era (solo) la sua stazza ma l’intelligenza e la QI cestistica incredibile.

Dopo aver militato con successo nei neonati Shangai Sharks e nel 2001 aver vinto il campionato cinese (alla terza finale consecutiva) chiudendo con 32.4 punti e 19 rimbalzi di media la stagione, era ormai tempo per lui di approdare in NBA.

Nel draft del 2002 senza pensarci gli Houston Rockets lo chiamano con la prima scelta assoluta (prima volta per un atleta cinese).

In molti però erano diffidenti sul fatto che Yao Ming potesse lasciare il segno in NBA. In molti decretarono a priori un suo fallimento, e il suo esordio in NBA contro gli Indiana Pacers da 0 punti e 2 rimbalzi non fece che accreditare queste voci. In più nelle prime 7 gare tenne in 14 minuti solamente 4 miseri punti di media.

Nonostante tutto Yao trovò già da rookie la sua dimensione sia in campo, e sia in una terra lontanissima culturalmente dalla Cina a cui doveva abituarsi. Chiuse la prima stagione con 13.5 punti e 8.2 rimbalzi che non bastarono per conquistare il rookie of the year finito nelle mani di Amar’e Stoudemire.

Nonostante l’ascesa dell’asso cinese i suoi Houston Rockets non decollavano. Era comunque chiaro come nel progetto della franchigia Texana, Yao ne fosse uno dei cardini principali per il futuro.

Nel 2004 in un maxi scambio tra Houston e Orlando arriva il pezzo mancante del puzzle Rockets. Con l’arrivo di T-Mac la squadra decolla e si impone come una delle migliori squadre per il futuro della Western Conference. Ma fino a qual punto Yao si era già consolidato come uno dei migliori centri della NBA, dal 2003 è presenza fissa al All Star Game e viene inserito nel 2004 nel terzo quintetto NBA.

Ma con la nuova coppia di star i Rockets continuano a non andare oltre il primo turno di playoffs,  nonostante i continui miglioramenti di Yao e lo stato di grazia di T-Mac.

Il più grande limite di Yao è stato probabilmente l’altezza spropositata. Era un giocatore dalle mani vellutate e piedi da ballerina, con una grande tecnica e una sorprendente intelligenza cestistica, anche superiore ai suoi colleghi.

Con le sue doti non avrebbe avuto bisogno di un altezza così elevata, che oltre ad essere un limite nel suo gioco, e nei movimenti, è stato l’inizio di tutti i suoi problemi.

140 kg in movimento non sono una sciocchezza ed è normale che piedi e ginocchia con il tempo si logorino. I piccoli problemi fisici hanno avuto inizio proprio nell’annata 2005 dove ha dovuto perdere circa 21 gare per un problema di osteomielite all’alluce del piede sinistro.

Contemporaneamente McGrady saltò metà stagione per frequenti lancinanti dolori alla schiena, e così dopo due stagioni consecutive culminate con i playoffs Houston è costretta a vedere la post season dalla tv.

Ma la stagione 2006-2007 non è più fortunata per colpa dei problemi a un ginocchio del cinese in dicembre, in quella che era stata la miglior stagione dall’approdo in NBA (dato come un candidato MVP, verrà poi incluso per la prima volta a fine stagione nel secondo quintetto NBA insieme al compagno McGrady).

Arrivò comunque l’approdo ai playoffs dove al primo turno incontrarono i Jazz che alla fine vinceranno 4-3. In gara 7 Yao mise insieme 15 punti nel solo ultimo quarto ma invano.

Ormai Yao è un stella di prima qualità e la stagione 2007-2008 parte con grandi aspettative a Houston. Dopo una ottima prima parte di stagione culminata nel quintetto titolare dell’All Star Game, arriva ancora un infortunio da stress al piede sinistro che gli farà perdere il resto della stagione.

Nonostante l’arrivo di Rick Adelman in panchina la stagione si infrangerà di nuovo al primo turno e di nuovo contro i Jazz di Sloan.

La stagione 2008-2009 sembra quella della consacrazione. Yao finalmente concluderà la stagione regolare senza infortuni, e in 77 partite piazza 19.7 punti 9.9 rimbalzi e un ottimo 54.8% dal campo. Purtroppo per i Rockets però i guai fisici per McGrady invece continuarono per tutta la stagione.

Nonostante questo handicap finalmente Houston superò il primo turno contro dei giovani Blazers, andando ad incontrare i Lakers. I Rockets danno del filo da torcere ai vice campioni uscenti ma gara 3 risulterà fatale per la carriera di Yao Ming.

Arriva infatti un brutto infortunio, o meglio “l’infortunio”, al piede sinistro. Houston senza il cinese e senza McGrady arriva fino a gara 7 dove però i futuri campioni avranno la meglio agilmente. La frattura gli farà saltare per intero la stagione successiva e con l’addio di McGrady i Rockets inizieranno la ricostruzione.

Intanto si vocifera di una sua prematura dipartita dai campi di basket già alla fine della passata stagione, se nonché lo staff medico e la franchigia arrivarono ad un accordo non scritto che limitava il centro a soli 24 minuti per gara e a 0 se la partita seguiva una partita giocata appena la sera precedente (back to back game).

Dopo il buono esordio contro i Lakers ad ottobre Yao gioca solamente altre 4 partite prima di procurarsi un infortunio da stress alla caviglia che spegne di fatto la sua stagione e fa calare il sipario sulla sua carriera.

Il ritiro non è stato ancora ufficializzato ed è frutto di indiscrezioni (anche causa silenzio da lockout) ma lo stesso Yao ha indetto una conferenza stampa il 20 di questo mese per parlare presumibilmente del suo futuro.

Se si dovesse ritirare lo farebbe con ottime statistiche che dicono che in 9 stagioni ha tenuto una media di 19 punti, 9 rimbalzi, 1.9 stoppate con il 52.4% dal campo e il 83.3% ai liberi in 32.5 minuti.

Ma per capire cosa è stato Yao Ming si deve guardare oltre le statistiche o semplicemente oltre quello che ha fatto vedere in campo. Yao Ming è stato, ed è tutt’ora, una sorte di eroe nazionale, simbolo della grandezza di una Cina in espansione nel mondo.

Insieme al pluri medagliato olimpico Liu Xiang fa da portavoce morale ad una popolazione radicata in ogni angolo del globo. Qualcosa probabilmente difficilmente comprensibile al di fuori della cultura cinese. Oltre alle numerose iniziative benefiche supportate anche da vari colleghi, Yao è stato selezionato portabandiera ai giochi di Pechino del 2008.

A noi non rimane che il ricordo di un giocatore grande come la muraglia cinese e con un sorriso sempre splendente come il sol levante. Sicuramente non vedremo mai più un 7 piedi e 6 muoversi in quel modo su un campo da basket.

Manuel Tracia

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Agent 0: “Se nessuno crede in te,credi in te stesso”.

Siamo nel 1982 a Tampa in Florida, è da poco passato Capodanno, il 6 Gennaio una donna dà alla luce un figlio che in seguito abbandonerà, lasciandolo da solo al numero 9 di un quartiere degradato. Quella donna è tossico dipendente e non avrebbe mai potuto prendersi cura di suo figlio, fortunatamente il neonato può contare sull’affetto dei nonni ma soprattutto su quello paterno, infatti suo padre lo crescerà da solo facendo di lui un uomo. A quel bambino venne dato il nome di Gilbert Jay, il suo cognome invece è di origini cubane ed è Arenas. Già avete letto bene, proprio lui, Gilbert Arenas.
Il piccolo Gil cresce da solo con il padre che presto abbandona la Florida alla volta della California, dimostra fin da bambino una passione per il football ma soprattutto per il basket, come suo padre Gil è robusto e alto, con le spalle larghe, per affrontare le difficoltà della vita.
Gil frequenta la Grant High School e riesce ad entrare nella squadra di basket, il ragazzo se la cava anche se non ha un ruolo definito: porta bene palla ma non ha la visione di gioco di un play, è alto ma non abbastanza per giocare da shooting guard. Oltre al basket la sua passione sono i videogiochi, davanti a cui passa molte ore come un qualsiasi ragazzo, infatti intorno a lui non ci sono grandi aspettative, nessuno crede che un giorno possa diventare un giocatore professionista, nessuno crede che otterrà una borsa di studio, tutti lo etichettano come un giocatore incompleto un buon atleta a livello liceale ma niente di più. Nessuno crede in lui, ma Gilbert non si dà per vinto il sangue cubano che gli scorre nelle vene fa di lui un ragazzo testardo e caparbio che non smette di sognare, lui è l’unico al mondo a credere in sé. Lo spirito è quello di un guerriero che combatte sempre contro tutto e tutti contro i pareri degli altri che ti criticano sempre e comunque qualsiasi cosa succeda, anche quando arrivano ben due borse di studio, non è abbastanza, nessuno crede che uno come lui sia tagliato per il college, il suo coach, suo padre e i suoi amici pensano che sarà un fallimento, che un giorno lo vedranno tornare a casa e gli diranno “te l’avevo detto, uno come te al college! Non esiste”
Nella buca delle lettere di casa Arenas arrivano ben due borse di studio: scegliendo la prima opzione Gilbert avrebbe giocato ma ben lontano dai riflettori delle grandi università. L’altra università era Arizona, una delle migliori negli USA che aveva sfornato decina di giocatori NBA e che aveva una disciplina ben lontana dagli standard di Gilbert. Suo padre quando vide l’offerta di Arizona si mise a ridere suggerendo al figlio di rifiutare, quello non era un posto per lui, lo avevano chiamato solo per fare da riserva, se avesse scelto i Wildcats non sarebbe mai sceso in campo e, quando avrebbero capito chi era e da dove veniva lo avrebbero rispedito a casa, la sua stori parlava per lui, il posto da cui veniva era un brutto biglietto da visita.
Con queste premesse Gilbert scelse Arizona non perché era affascinato dal grande basket ma perché voleva dimostrare a tutti che si sbagliavano, tutti pensavano che non valesse niente ma Gil sapeva ciò che era. L’orgoglio di Gil era ferito, il suo sogno era stato calpestato e liquidato con una risata, qualsiasi cosa avesse fatto non era abbastanza, sarebbe stato per sempre un eterno incompiuto un fallito come tanti, la storia della sua famiglia era quella, non si poteva cambiare, era un predestinato al fallimento.
Con una rabbia smisurata in corpo Gilbert arrivò ai Wilcats dove lavorò ai limiti dell’umano, si chiudeva in palestra e dopo sedute di pesi massacranti, proprio quando stava per mollare ripensava a ciò che dicevano di lui, alle parole del padre, al parere della gente e proprio quando il suo corpo gli urlava di smettere lui continuava ad allenarsi spinto dalla rabbia.
Quando tutti dicono che non puoi realizzare il tuo sogno, molti si danno per vinti rinunciano, etichettando quel sogno come una stupida fantasia adolescenziale, ma quando tutti dissero a Gilbert che non avrebbe giocato mai da professionista lui lavorò ancora di più per dimostrare che si sbagliavano.
Il primo anno di università tutti si stupirono per come giocava, tutti tranne lui, lui sapeva cosa valeva e dove sarebbe potuto arrivare infatti nel 2001 sull’onda dell’entusiasmo Gilbert si rende eleggibile per il Draft sicuro di entrare nel primo giro. Nel pre-draft i Knicks, che potevano contare su due chiamate al primo giro avevano mostrato interesse per lui, il suo sogno si stava per realizzare e il bambino abbandonato dalla madre poteva essere uan prima scelta e trasferirsi nella Grande Mela.
Ma le cose non andarono esattamente così: gli scout la pensavano come il padre di Gil, uno come lui, con il suo passato non avrebbe mai potuto giocare in NBA, Gilbert non aveva un ruolo preciso e così non venne chiamato al primo giro. Infine i Golden State Warriors decidono di puntare su di lui, viene scelto con la chiamata numero 30, questo significava non avere un contratto sicuro, le seconde scelte infatti possono venire tagliate e spedite in divisioni minori in città sperdute per tutta l’America. Il destino di Gilbert sembrava proprio questo infatti passò in panchina le prime 40 partite della sua carriera NBA, sorsero in lui diversi dubbi e le parole di chi diceva che non avrebbe mai giocato in NBA gli ronzavano per la testa, temeva di venire tagliato e fallire, l’allenatore non lo vedeva ed era l’ultima delle riserve in una squadra decisamente scarsa.
Una sera sull’orlo della depressione guardò una cassetta dei tempi del college e si ricordò di quando all’high school nessuno credeva in lui, si risvegliò in lui l’adolescente arrabbiato che voleva mostrare a tutti ciò che valeva. Ma soprattutto arrivato ad un passo dal suo sogno non poteva rinunciare e dar ragione a tutti coloro che non credevano in lui. Si ricorda perché è lì, così seduto in panchina inizia a studiare gli avversari, il gioco della sua squadra e quando è il suo momento è pronto, sa cosa fare, si toglie la tuta e sulla sua schiena c è il numero 0, proprio per non dimenticarsi mai di quelli che dicevano che avrebbe giocato 0 minuti in NBA, per avere sempre addosso quella rabbia e per dimostrare a tutti dov’è arrivato Gilbert Arenas.
Da quando mette piede sul parquet non si ferma più, MIP, ALL-STAR, diventa il giovane più promettente al mondo, diventa free-agent e poiché è indeciso fra i Wizards e Clippers lancia una monetina, il destino lo porta Washington dove diventa uno dei cestisti più pagati al mondo, porta Washington ai playoff, si riduce l’ingaggio per fare spazio ad altre stelle, mette 60 punti in faccia a Kobe Bryant.
Proprio quelli che erano considerati i suoi limiti di gioco, come altezza fanno di lui un giocatore unico, una shooting guard in grado di portare palla, forse il primo vero tweener.
Nel 2005 spende un milione di dollari per la sua festa di compleanno in compagnia di rapper come p-Diddy e The Game. Gli anni successivi arriva ad avere 30 punti di media e appare sulla copertina di NBAlive; la sua faccia è proprio su uno dei videogame che lo tenevano incollato alla Tv da bambino, insieme ad Halo di cui è un assiduo giocatore.
Mette anche 54 punti ai Suns di D’Antoni, niente di strano se non fosse che prima del match aveva dichiarato di volersi vendicare con almeno 50 punti, per l’esclusione dalla nazionale ad opera di coach Mike, allora assistente degli USA. Ogni qualvolta Arenas viene giudicato non all’altezza lui dimostra il contrario. Gilbert però và incontro ad un’espulsione per aver portato negli spogliatoi un’arma e averla puntata contro il suo compagno di squadra Javaris Crittenton. Questo gli costa una sospensione che influisce sul suo rendimento, al ritorno dopo la squalifica lascia lo 0 per passare al 9, il numero dell’appartamento dove venne abbandonato.
Da quel momento Gilbert è sottotono nel 2011 và a far compagnia ad Howard a Orlando senza però lasciare il segno. Conoscendolo però proprio in questi momenti bui Gil tira fuori il meglio e chissà che il prossimo anno non resusciti, e torni uno dei migliori. Gilbert ha adottato un bambino di dieci anni che ha perso la sua famiglia in un incendio, perché sa cosa vuol dire crescere senza madre, ha donato in beneficienza 100$ per ogni punto segnato nella stagione 2006-07, pistole a parte Arenas è più uomo di tanti giocatori NBA, che sono stati considerati stelle fin da piccoli. Cosa sarebbe successo se si fosse dato per vinto, quando tutti gli dicevano che non era all’altezza? Lui non ha mollato e per questo merita un rispetto assoluto, Gil ha dichiarato: “l’ unico modo che hai per capire se vali qualcosa è crederci fino in fondo non mollare, se nessuno crede in te… almeno tu credi in te stesso”.
Questa è una bella storia di basket, ma vale per lo sport come per la vita, quello che ci vuole insegnare Arenas è di non lasciare che gli altri ti dicano quello che sei, ciò che vali lo sai solo tu. Se hai un sogno inseguilo e pensa a Gilbert Jay Arenas a cui tutti dicevano che non sarebbe mai arrivato in NBA…

Andrea Conti

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